Export: grandi opportunità di crescita per il Veneto

Con ottimi risultati, le esportazioni regionali che partono dal Veneto continuano a sostenere l’economia nazionale. Ad analizzare i dati relativi all’export sono la Regione Veneto insieme ad Istat e Ice.

Le opinioni e i giudizi dicono che il 2015 si è chiuso con una crescita del 6% circa il valore dell’export rispetto all’anno precedente. Il Veneto conferma la seconda posizione della graduatoria regionale: 60 miliardi di euro, dopo i 70 della vicina Lombardia. Tra i principali mercati dove i prodotti veneti spopolano vi sono gli Stati Uniti (grazie al deprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro), il Regno Unito, dove le vendite di prodotti agroalimentari hanno raggiunto il +120 milioni di euro e le produzioni meccaniche (+70milioni di euro), la Polonia, la Croazia e a grande novità il lontano Messico.

<h2>E i giudizi sulla Cina?</h2>

Le esportazioni di prodotti DOP e IGP veneti verso la Cina crescono del +5%. Sul piano industriale le vendite sono a livello di produzioni ottiche, chimiche e dell’industria del legno.

Il fatturato veneto verso la Russia, dopo la riduzione di circa 180 milioni di euro registrata nel 2014, è diminuito nel 2015 del 30,6% (pari a 505 milioni di euro), ciò ha comportato una retrocessione di qualche posizione (dall’ottava alla tredicesima) nella graduatoria dei principali mercati dell’export regionale.

Oltre ai beni del comparto agroalimentare, che in parte sono sotto embargo e dimezzano il loro valore (-31 milioni di euro), ne risentono fortemente la meccanica (-142 milioni), la moda (-98 milioni) e l’arredamento (-64 milioni), i settori di punta in Russia del made in Veneto.

La pubblicazione contiene al suo interno un’ulteriore analisi dei settori trainanti e dei mercati più dinamici per il Veneto, il confronto con i principali competitors europei, un approfondimento sulla capacità di innovazione delle imprese e sull’internazionalizzazione.

India vs. Cina: chi sarà il protagonista della nuova economia mondiale?

India e Cina si configurano non più solo visti come mercati emergenti, ma come vere e proprie potenze economiche in grado di influenzare in maniera considerevole le grandi potenze europee e statunitensi.

Secondo le statistiche e i giudizi di EGO International India e China rappresenteranno nel 2020 rispettivamente la seconda e la terza economia mondiale dopo gli Stati Uniti e Giappone.

Nonostante le problematiche politiche, l’India  ha continuato il suo formidabile processo di espansione economica, con tassi di crescita imprevedibili, mentre la Cina, malgrado il grande sforzo e mantenendo un livello standard adeguato, ha riconosciuto un lieve calo del PIL economico e dello sviluppo, apparendo in fase di netta decelerazione.

<h2>Quali sono le opinioni della SACE a riguardo?</h2>

Analizzando le statistiche della SACE, ci si accorge che il panorama non è più lo stesso, difatti  già ad aprile 2016, l’economia indiana ha scavalcato quella cinese con grande velocità.

Ma quali sono le variabili vincenti che hanno portato l’India a crescere a dismisura?

  • L’età della popolazione: quella cinese è in netto calo rispetto a quella indiana. La popolazione cinese in età lavorativa (tra i 15 e i 59 anni) scenderà in a grandi livelli nel 2050 (-10%), mentre salirà in India (+12%); tutto ciò si traduce in un aumento dei costi della manodopera cinese e dunque la perdita di competitività.
  • I consumi privati: se in Cina i consumi domestici raggiungono a mala pena il 49%, in India crescono fino al 70%: grazie all’espansione del mercato interno e la possibilità di acquisto maggiore sono stati i due punti fondamentali che hanno fatto muovere il mercato della domanda e dell’offerta internazionale.
  • La capacità e il know-how produttivi: in Cina la domanda non cresce e il mercato non riesce a sopperire l’eccesso di persone qualificate da pochi anni che chiedono un lavoro; accade il contrario in india dove la capacità produttiva è in perfetto equilibrio con la domanda.

    Il debito pubblico: quello cinese è aumentato del 70%, mentre l’ India , godendo di un’economia ad oggi più florida ha un debito pubblico che raggiunge solo il 7%.

  • La deflazione. La diminuzione del livello dei prezzi potrebbe davvero creare gravi problemi in Cina; al contrario la leggera inflazione dei prezzi indiani sta attuando le necessarie misure volte al controllo economico.

L’India  non è un mercato semplice e lo sviluppo vede ancora molti sforzi da compiere, ma le riforme implementate dal nuovo Governo sono di grande aiuto per i progetti R&D del Paese, dove il contesto economico e competitività iniziano a vedersi in maniera suggestiva come afferma l’opinione di  M., Export Manager di EGO International Group, che si occupa dei rapporti commerciali con i paesi del Medio Oriente da anni, “l’India nel 2016 ha raggiunto i primi posti nella classifica della World Best Economy nell’ “Ease of Doing Business Index” stilato dalla World Bank e, continuando in questo modo, non potrà che fare Economy nell’ “Ease of Doing Business Index” stilato dalla World Bank e, continuando in questo modo, non potrà che fare rilevanti miglioramenti anche per i prossimi anni.

Come farsi seguire nel blog

commenti ego international

Se siete appassionati ed impegnati nel vostro blog, e volete avere un profilo professionale, creare nuove occasioni per sviluppare i contenuti del blog e quello che volete trasmettere, ai vostri lettori, potete cominciare a visualizzare i commenti ricevuti dai vostri brand-testimonial o visitatori delle vostre pagine blog.

Quando fate blogging il commento viene ricevuto immediatamente, sta a voi decidere come gestire questi contenuti esterni, che possono arrivare da situazioni o persone del tutto diverse tra loro. Per prima cosa aprite i vostro panello di controllo a seconda della piattaforma blog che state utilizzando decidendo dal panello se acettare automaticamente il commento in arrivo oppure metterlo in moderazione in modo da valutare la provenienza e verificarne le intenzioni di chi scrive il commento in questione.

Personalmente ritengo come il migliore il blogspot.com di Google e non consiglio se non per blog personali WordPress.com di Automattic, ma si tratta di gusti personali decidete voi quale sia il migliore per il vostro blogging quotidiano. Ogni piattaforma ha dei vantaggi e svantaggi, quello che importa nella gestione de commenti sono i vantaggi di gestione che riuscirete ad ottenere nell’immagine del blog nel suo complesso.

Cercate comunque sempre di incoraggiare il dialogo con il commentatore rispondendo alla discussione, se inerente al contenuto del vostro blog, con risposte aperte in modo da approfondire gli argomenti con il vostro interlocutore, condividendo le vostre risposte con gli altri che le leggeranno a sua volta in maniera anti-cronologica.

Nel caso in cui si cominci a rispondere ad uno specifico commento, continuate la relazione di risposte e domande sempre se pertinenti, fintanto che il commento venga chiuso con tutte le informazioni richieste dal vostro interlocutore. Questo crea un contenuto naturale ed organico visibile a tutti i vostri potenziali fedeli lettori.

 

 

 

Domande, risposte, opinioni e commenti sull’export vinicolo italiano.

Qual sono le problematiche legate al tema dell’export vitivinicolo oggigiorno?

egointernational vini

Domande, risposte e commenti critici sull’export vinicolo italiano.

Qual sono le problematiche legate al tema dell’export vitivinicolo oggigiorno?

Egointernational Group, azienda leader nel settore import/export del Made in Italy, senza alcuna pretesa di tipo “statistico”, analizza attraverso le opinioni, i consigli degli addetti ai lavori (produttori, export manager, importatori, opinion leader, ecc.) le opportunità di export per i vini italiani, le principali avversità allo sviluppo, le possibili soluzioni. Tutto si basa sulle esperienze, il racconto diretto per capire come si stanno evolvendo le dinamiche dell’export enologico italiano.

Come afferma in un’intervista uno dei soci fondatori di Ego international Group – Mai come oggi, infatti, ad una enorme suddivisione del tessuto produttivo del vino, esiste un’altrettanta segmentazione dei mercati, per questo motivo le statistiche, da sole, non sono sufficienti per interpretare le evoluzioni dei mercati, le opportunità per i produttori, i principali ostacoli alla crescita. Siamo, infatti, sempre più convinti che la condivisione, il confronto oggi più che nel passato sia indispensabile per garantire competitività al sistema export e in particolare vino per l’Italia: ecco perchè essere leader di settore è indispensabile.

Ma quale è la sono queste innovazioni tecniche? Andiamo a vedere allora quali sono i punti di forza e di debolezza: per ogni categoria ne abbiamo elencato i primi cinque.

Punti tecnici di forza

1) le caratteristiche uniche delle varietà territoriali dei vini italiani

2) grande equilibrio tra domanda e offerta dei vini

3) la qualità e la ricchezza dei brand Made in Italy

4) la personalizzazione del design e packaging

5) la garanzia e le certificazioni

Punti tecnici di debolezza

1) la lentezza dei processi, trasporti e l’eccessiva burocrazia

2) i dazi e le tasse da pagare per l’ingresso in altri Stati extra europei

3) la scarsa conoscenza del mercato

4) l’improvvisazione e la poca pianificazione

5) inconprensioni e speculazioni “all’italiana”

Un’opinione interessante è quella di un noto giornalista di settore che ha scritto su un importante magazine internazionale quale Forbes: “Il successo risiede in un misto di originalità, cultura e peculiarità autoctone”. Il Food Made in Italy in generale è altamente sinergico con i nostri vini che denotano una forte propensione all’ideale abbinamento a tavola. Inoltre anche l’amplia gamma di offerta aiuta i più curiosi ad assaporare e gustare note di vini sempre più particolari e ricercate con un ottimo balance tra prezzo e qualità”.

Quest’anno vista l’annata eccezionale della vendemmia avremo molto prodotto vino da esportare ed imprese com Ego International sono al lavoro per capire quali nuovi scenari dovra affrontare il nostro viticoltore Italiano.

Fidelizzare: la lealtà tra legami commerciali che genera connessioni

Al giorno d’oggi la comunicazione aziendale è sempre più incentrata sulla trasparenza tra azienda-cliente, nella cura della creazione di un reticolato sinergico e collaborativo tra le due parti. Questo si traduce in termini di fiducia, affidabilità, soddisfazione, lealtà e corrispondenza professionale da parte di entrambi, soprattutto quando si tratta di un mercato di servizi B2B.cliente-fidelizzato

La cura del cliente diventa uno scambio anche perché viceversa il cliente può interagire e supportare il brand dell’azienda a cui si è rivolto.

Commenti, pareri, opinioni, testimonianze: il web oggi è a portata di tutti. Purtroppo anche le migliori aziende sono esposte a chiunque decida di scrivere, con o senza pertinenze oggettive. Mai come sul web le parole possono rivelarsi un’arma a doppio taglio: talvolta vengono rilasciati commenti al solo scopo di screditare. Questa tecnica è ben nota slealtà tra aziende competitor, che utilizzano vocaboli “caldi”, come truffa per esempio, e che spesso rischiano di mettere a repentaglio anni di serietà aziendale. Ma se utilizzati in maniera costruttiva e consapevole, questi sono, senza ombra di dubbio, utilissimi strumenti per aiutare le aziende a conoscere e comprendere al meglio le esigenze degli utenti, nonché permettere di rispondere tempestivamente e fornire utili informazioni.
La brand awareness investe enormemente, pertanto, sulla fidelizzazione del cliente.

Fidelizzare significa creare un legame commerciale e/o personale con il nostro cliente, che a sua volta accetta i servizi offerti. Questo processo di lealtà permette di conoscere e di poter intervenire con più facilità in caso di errori e di mancanze. Un cliente fedele ai nostri servizi, ci permette di creare una confidenza diversa e di intervenire in modo personalizzato e a risolvere assieme eventualiproblematiche esterne.

dialogare

La fidelizzazione vincente si basa sul concetto del win-win, in cui entrambe le parti ottengono ciò che desiderano. Nel settore dei servizi questo processo richiede più collaborazione rispetto a un prodotto, in cui subito vi è un riscontro nell’utilizzo.

Per questo motivo EGO International Group si impegna il più possibile ad ascoltare le necessità del proprio interlocutore, affinché vi sia reciproca professionalità e non si perda di vista il concetto di investimento, nello scegliere un servizio per l’internazionalizzazione personalizzato e, quindi, a mercato ritagliato su misura.

Le ultime notizie riguardanti l’import/export Italiano con la Russia

Commenti internazionalizzazioneDa una stima di statistiche, giudizi, opinioni e studi confermati dal MISE, si afferma che il valore assoluto delle esportazioni italiane in Russia è evoluto nel 2014 con un incremento del 30% rispetto al 2013. Una crescita considerevole, afferma la nota società riminese esperta nell’import/export di prodotti Made in Italy in tutta Europa, e tanto più positiva in quanto il Pil russo non è ancora tornato ai tassi di crescita precedenti la crisi. Gli esperti del settore giudicano la crescita russa dimezzata rispetto al 10% del 2012, diminuendo ancora nel 2013 fino al 5%. Nel triennio 2010-2013 si è verificato un indebolimento del commercio italiano, sebbene l’exploit del 2010. Le esportazioni italiane nel 2012 sono diminuite del 38% rispetto al 2011 e il loro incremento del 25% l’anno scorso non è bastato pertanto a riportarle al livello precedente alla crisi. Il dato va certamente ridimensionato, giacché tutto lo scambio mondiale della Russia è diminuito nel triennio del 15%. Ma resta che il decifit italiano è superiore a questa cifra.
Il che può verificarsi anche in un confronto con il commercio e le esportazioni tedesche. L’export tedesco era del 30% superiore nel 2010 a quello italiano; nel 2012 la sproporzione si è allargata al 40%. In altri termini l’Italia non ha recuperato il crollo nella misura necessaria a mantenere il livello precedente.  La composizione delle esportazioni italiane verso la Russia in un confronto 2012-2014 è del resto anch’essa mutata. La quota dei macchinari e degli apparecchi che copriva il 30% del totale nel 2012, già in calo di un punto rispetto all’anno precedente, crolla al 30% del totale nel 2014. Quella dei prodotti tessili sale invece dal 15 al 22%, con una stabilità di tutti gli altri settori. Se ne deduce che se le produzioni del tessile abbigliamento hanno tenuto, sono il venir meno delle importazioni di macchinari che più delle altre hanno pesato. La politica protezionista russa ossia le incentivazioni alla rottamazione dei vecchi veicoli per l’acquisto di macchine prodotte nella vecchia URSS ha per certo avuto il loro peso soprattutto verso la fine del 2013 e l’inizio di quest’anno.

Da considerare notevolmente è la crescita delle relazioni internazionali ed economiche con il gigante Cinese. E le esportazioni cinesi coprono sempre di più, in effetti, le fasce di prodotto più basse nei settori di esportazione, dove l’Italia si è indebolita. Da monitorare, infatti, sono le truffe e la merce falsa che proviene da questo paese: si parla sempre più su internet e i media dell’aumento esponenziale di raggiri e/o merce contraffatta/scaduta che viene venduta a prezzi bassissimi promettendo un alto livello di qualità paragonabile a quella dei prodotti europei.

Export Italia, bilancio di metà anno

L’estate si sta accingendo alla sua ultima parte, ma solo da qualche giorno sono stati resi noti i dati Istat relativi alla prima metà del 2015 in relazione al commercio estero del Sistema Italia. Dati che sono ora visibili con maggiore ottimismo grazie allo scatto compiuto nel corso del mese di giugno 2015, quando la crescita del valore dell’export rispetto allo stesso mese dello scorso anno ha toccato quota 9,4%, determinato sia dalle vendite verso l’area UE (+ 10,1%) sia dalle vendite verso l’area Extra UE (+ 8,7%). Positivo anche il dato tendenziale dell’import (+ 12,2%) a sua volta determinato sia dalla crescita degli acquisti dall’area UE (+ 14,3%), sia dall’area Extra UE (+ 9,4%).
commenti exportPer quanto attiene ancora l’export, a sostenere il commercio estero delle imprese italiane sono in particolare il Belgio (+ 37,6%), la Turchia (+ 27%) e gli Stati Uniti (+ 21,5%), mentre una forte flessione – per quanto ampiamente prevedibile – è stata registrata nei confronti della Russia (- 25,3%).

I dati Istat sul commercio estero indicano inoltre che il surplus commerciale del nostro Paese è stato imponente, con volume di 2,8 miliardi di euro a giugno, contro 3,3 miliardi di euro di giugno 2014. Al netto dell’energia, la bilancia risulta altresì essere positiva per 5,5 miliardi di eruo. Nel primo semestre l’attivo è stato pari a 18,5 miliardi di euro, con una crescita dell’export pari al 5%.

Sul fronte dei dati congiunturali, confrontando giugno con maggio 2015 il valore delle esportazioni è in lieve flessione (- 0,6%) contro crescita del 4,3% da parte dell’import. La leggerissima diminuzione dei dati congiunturali è da ricercarsi principalmente nelle vendite verso i mercati Extra UE (- 1,9%), mentre crescono ancora le vendite verso i mercati UE (+ 0,5%). Nella classifica dei beni che salgono o scendono nella bilancia commerciale, la riduzione dell’export è esteso a tutti i principali raggruppamenti di beni con la sola eccezione dei prodotti intermedi (+ 0,3%) e dei prodotti energetici (+ 3,2%).In ambito trimestrale, nel secondo trimestre 2015 la dinamica positiva congiunturale dell’export (+ 2,1%) è determinata sia dall’area UE (+ 3,5%) sia in misura più contenuta da quella Extra UE (+ 0,4%). L’espansione maggiore riguarda i prodotti di natura energetica (+ 38,8%) e quelli dei beni di consumo (+ 4%).

A metà anno, è inoltre ben noto come la punta di diamante dell’export è rappresentato ancora dall’agroalimentare, con il primo semestre 2015 che può chiudersi con un export di quasi 18 miliardi di euro di esportazioni del comparto. Un risultato che non ha precedenti, e che è di quasi 8 punti percentuali in aumento ripsetto al 2014. In maniera ancora più specifica – commentava il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, a giugno il mercato Usa ha fatto registrare un incremento del 29% per il nostro alimentare, con vendite che nei sei mesi superano 1,7 miliardi di euro, in linea con l’obiettivo di esportare 36 miliardi di euro entro fine anno.

Video commenti recensioni opinioni

Qui di seguito i principali video della Ego international group, tutte le opinioni ed i commenti sulla Ego International sono registrati senza manipolazioni o tagli, ed i personaggi e fatti corrispondono a storie di successo di clienti con Ego International realmente vissute. per i clienti che vogliono registrare la loro storia di successo e promuoversi attraverso uno dei nostri video vi chiediamo di contattare direttamente i responsabili marketing di Milano.

Nella sezione Ego International commenti potrete spedire le vostre opinioni o esperienze personali, ed aiutarci a capire ed ottimizzare il rapporto con  i nostri clienti e migliorare i nostri servizi per l’export, un nostro esperto adetto alla valutazione dei commenti dei clienti sara lieto di rispondervi a stretto giro di posta.

Ego International Commenti

ego international commentiGrazie alla continua ricerca degli operatori commerciali e professionisti dell’export della Ego International, raggliomo dalle diverse interviste ai clienti elaborate in una seconda fase, una serie di commenti sul futuro alimentare dell’esportazione, molti commenti raccolti a caldo sul territorio evidenziano un falso mito del cibo 100% Made in Italy .
Il Bel Paese non è autosufficiente e s’importano ingenti quantità di cereali, frutta, verdura, latte e carni di manzo!.
L’Italia nel settore alimentare non è autonoma e deve importare larghe quantità di materie prime dall’estero.
Una situazione ben conosciuta dagli addetti ai lavori, ma meno nota al pubblico dei consumatori, che credono di comprare cibo “Made in Italy”, invece acquistano merce falsa e proveniente da altri paesi europei o extra-europei. Questa mancanza di conoscenza si traduce nella necessità di importare ingredienti da trasformare in prodotti diciamo finiti destinati sia al consumo interno sia all’export. Una recensione firmata da numerose multinazionali nel campo del FMCG (pubblicato sulle maggiori riviste rivolte ai consumatori) sta cercando di fare chiarezza e con i consueti rapporti ed opinioni della Ego International Commenti vogliamo metterli in evidenza per estrarre quali sono i concetti vincenti da implementare nella propria filosofia export .

Le statistiche e le recensioni sfatano il mito del prodotto preparato con materie prime al 100% italiane. Il nostro Paese non riesce a produrre tutte le risorse di cui ha bisogno sia a causa di politiche restrittive dell’Unione Europea, sia per la riduzione sempre crescente dei terreni destinati all’agricoltura. Secondo dati pubblicati dall’Istat, dagli anni Novanta al 2014 gli ettari di campi coltivabili sono scesi da 20 a 10 milioni, mentre la popolazione è cresciuta del 20%. L’importazione è dunque indispensabile per produrre molti altri alimenti tipicamente italiani.

Per esempio il grano duro italiano copre addirittura il 70% del fabbisogno giornaliero: occorre importare frumento da Paesi come Canada, Stati Uniti, Sudamerica e Ucraina. Non cambia la situazione per altre categorie merceologiche: le carni bovine italiane rappresentano il 50% dei consumi e per il latte si va fino al 40%, anche per lo zucchero e il pesce dobbiamo rivolgerci ad altri mercati poiché riusciamo a coprire solo il 20%. La stessa cosa vale anche per l’export dell’olio d’oliva.
E ancora la produzione nazionale di uova, pollame e vino è in grado di soddisfare il fabbisogno interno, ma per legumi, frutta e verdura dobbiamo far riferimento sempre più a Spagna, Francia e paesi asiatici.
Ecco che allora scatta la truffa: numerosi prodotti finiti e materie prime spacciati per merce 100% italiana, addirittura DOP o IGP. Scovata anche molta merce venduta come biologica e/o proveniente direttamente da aziende autoctone e contadine. Solo un esempio: la bresaola IGP è prodotta in Valtellina con materie prime provenienti dall’estero, a causa dell’insufficiente quantità di animali allevati in Italia!
Alla luce di questi dati la ricerca insistente dell’alimento fatto solo con materie prime italiane ha poco senso e sconfina in un vero e proprio inganno, raggiro. Per questo motivo alcune delle più importanti multinazionali in campo alimentare hanno deciso di fare conoscere ai clienti l’origine degli ingredienti dei suoi prodotti attraverso il web. Il sistema è molto semplice: basta collegarsi al sito dell’esercizio e digitare il nome del prodotto o utilizzare il codice a barre di ciò che abbiamo acquistato. Se proviamo a scrivere la parola “pasta di grano duro” troveremo decine di voci, da quella fatta solo con farina e acqua a quella all’uovo e così via. Alcune sono fatte con materie prime italiane, altre invece sono false, ambigue, poiché importate da paesi come Australia, Ucraina, Francia e Canada.

Percentuali e Commenti positivi dal versante balcanico dell’Adriatico per l’ Export Made in Italy

Percentuali e Commenti positivi dal versante balcanico dell’Adriatico per l’ Export Made in Italy

Secondo gli ultimi dati Sace relativi all’andamento di esportazioni italiane, il nostro Paese sta avendo un bilancio positivo sul versante oltre-Adriatico.
Algeria, Croazia Slovenia e Tunisia rimangono stabili in un range relativo alle quote di mercato export che oscilla tra il 10 e 15%, inseguendo la Germania, avanti di una sola percentuale in più.
In dettaglio: Tunisia (14,5% la quota dell’Italia sulle importazioni del Paese, 7,2% quella della Germania), Libia (9,4% noi, 6,8% loro), Marocco (5,3 contro 4,8), Libano (8,4 contro 5,9) e Algeria (10,3 contro 5,2).

In particolare, il caso dell’Algeria è interessante. Secondo un precedente report Sace, che individua i 39 mercati mondiali più promettenti per l’export delle nostre aziende, L’Algeria risulta essere uno dei Paesi a più alto potenziale. E vi sono altri Paesi in cui l’Italia ha un buon posizionamento in termini di export. Alessandro Terzulli, economista di Sace, ce lo racconta: «In Qatar, per esempio la quota di export delle aziende italiane è del 5,7%, quasi il doppio di quella delle imprese francesi, ed è anche molto vicina a quella dei tedeschi».

Particolarmente rilevanti, la percentuale di export in Albania del 29,8%, che batte nettamente la Germania (6,8%) e la Francia (1,9%). Ciò anche grazie a nuovo Codice Doganale emanato anche grazie all’assistenza dell’Unione Europea, che disciplina la legislazione albanese in materia doganale (legge n. 8449/1999). A seguito dell’entrata in vigore del Codice sono state poi emanate le nuove tariffe doganali (l. n. 8981/2002 modificata con l. n. 9160/2003) e le disposizioni di attuazione del codice.
Infine, i dati Sace segnalano aspetti in crescita anche per  l’Egitto: sebbene la Germania abbia una quota del 7,8%, le imprese italiane hanno raggiunto il 4,6% del mercato. Riportando i commenti di Terzulli  «al Cairo le potenzialità sono molte, visto che stanno partendo diversi progetti, soprattutto infrastrutturali». Un’opportunità in più per tentare il commercio con l’estero, affidandosi a una società di consulenza esperta e presente da anni principali mercati internazionali. La nostra società per l’internazionalizzazione è presente in UK, Russia, Germania, Abu Dhabi e anche a Il Cairo, per offrire opportunità di export del Made in Italy.