Ego International Commenti

ego international commentiGrazie alla continua ricerca degli operatori commerciali e professionisti dell’export della Ego International, raggliomo dalle diverse interviste ai clienti elaborate in una seconda fase, una serie di commenti sul futuro alimentare dell’esportazione, molti commenti raccolti a caldo sul territorio evidenziano un falso mito del cibo 100% Made in Italy .
Il Bel Paese non è autosufficiente e s’importano ingenti quantità di cereali, frutta, verdura, latte e carni di manzo!.
L’Italia nel settore alimentare non è autonoma e deve importare larghe quantità di materie prime dall’estero.
Una situazione ben conosciuta dagli addetti ai lavori, ma meno nota al pubblico dei consumatori, che credono di comprare cibo “Made in Italy”, invece acquistano merce falsa e proveniente da altri paesi europei o extra-europei. Questa mancanza di conoscenza si traduce nella necessità di importare ingredienti da trasformare in prodotti diciamo finiti destinati sia al consumo interno sia all’export. Una recensione firmata da numerose multinazionali nel campo del FMCG (pubblicato sulle maggiori riviste rivolte ai consumatori) sta cercando di fare chiarezza e con i consueti rapporti ed opinioni della Ego International Commenti vogliamo metterli in evidenza per estrarre quali sono i concetti vincenti da implementare nella propria filosofia export .

Le statistiche e le recensioni sfatano il mito del prodotto preparato con materie prime al 100% italiane. Il nostro Paese non riesce a produrre tutte le risorse di cui ha bisogno sia a causa di politiche restrittive dell’Unione Europea, sia per la riduzione sempre crescente dei terreni destinati all’agricoltura. Secondo dati pubblicati dall’Istat, dagli anni Novanta al 2014 gli ettari di campi coltivabili sono scesi da 20 a 10 milioni, mentre la popolazione è cresciuta del 20%. L’importazione è dunque indispensabile per produrre molti altri alimenti tipicamente italiani.

Per esempio il grano duro italiano copre addirittura il 70% del fabbisogno giornaliero: occorre importare frumento da Paesi come Canada, Stati Uniti, Sudamerica e Ucraina. Non cambia la situazione per altre categorie merceologiche: le carni bovine italiane rappresentano il 50% dei consumi e per il latte si va fino al 40%, anche per lo zucchero e il pesce dobbiamo rivolgerci ad altri mercati poiché riusciamo a coprire solo il 20%. La stessa cosa vale anche per l’export dell’olio d’oliva.
E ancora la produzione nazionale di uova, pollame e vino è in grado di soddisfare il fabbisogno interno, ma per legumi, frutta e verdura dobbiamo far riferimento sempre più a Spagna, Francia e paesi asiatici.
Ecco che allora scatta la truffa: numerosi prodotti finiti e materie prime spacciati per merce 100% italiana, addirittura DOP o IGP. Scovata anche molta merce venduta come biologica e/o proveniente direttamente da aziende autoctone e contadine. Solo un esempio: la bresaola IGP è prodotta in Valtellina con materie prime provenienti dall’estero, a causa dell’insufficiente quantità di animali allevati in Italia!
Alla luce di questi dati la ricerca insistente dell’alimento fatto solo con materie prime italiane ha poco senso e sconfina in un vero e proprio inganno, raggiro. Per questo motivo alcune delle più importanti multinazionali in campo alimentare hanno deciso di fare conoscere ai clienti l’origine degli ingredienti dei suoi prodotti attraverso il web. Il sistema è molto semplice: basta collegarsi al sito dell’esercizio e digitare il nome del prodotto o utilizzare il codice a barre di ciò che abbiamo acquistato. Se proviamo a scrivere la parola “pasta di grano duro” troveremo decine di voci, da quella fatta solo con farina e acqua a quella all’uovo e così via. Alcune sono fatte con materie prime italiane, altre invece sono false, ambigue, poiché importate da paesi come Australia, Ucraina, Francia e Canada.

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