Domande, risposte, opinioni e commenti sull’export vinicolo italiano.

Qual sono le problematiche legate al tema dell’export vitivinicolo oggigiorno?

egointernational vini

Domande, risposte e commenti critici sull’export vinicolo italiano.

Qual sono le problematiche legate al tema dell’export vitivinicolo oggigiorno?

Egointernational Group, azienda leader nel settore import/export del Made in Italy, senza alcuna pretesa di tipo “statistico”, analizza attraverso le opinioni, i consigli degli addetti ai lavori (produttori, export manager, importatori, opinion leader, ecc.) le opportunità di export per i vini italiani, le principali avversità allo sviluppo, le possibili soluzioni. Tutto si basa sulle esperienze, il racconto diretto per capire come si stanno evolvendo le dinamiche dell’export enologico italiano.

Come afferma in un’intervista uno dei soci fondatori di Ego international Group – Mai come oggi, infatti, ad una enorme suddivisione del tessuto produttivo del vino, esiste un’altrettanta segmentazione dei mercati, per questo motivo le statistiche, da sole, non sono sufficienti per interpretare le evoluzioni dei mercati, le opportunità per i produttori, i principali ostacoli alla crescita. Siamo, infatti, sempre più convinti che la condivisione, il confronto oggi più che nel passato sia indispensabile per garantire competitività al sistema export e in particolare vino per l’Italia: ecco perchè essere leader di settore è indispensabile.

Ma quale è la sono queste innovazioni tecniche? Andiamo a vedere allora quali sono i punti di forza e di debolezza: per ogni categoria ne abbiamo elencato i primi cinque.

Punti tecnici di forza

1) le caratteristiche uniche delle varietà territoriali dei vini italiani

2) grande equilibrio tra domanda e offerta dei vini

3) la qualità e la ricchezza dei brand Made in Italy

4) la personalizzazione del design e packaging

5) la garanzia e le certificazioni

Punti tecnici di debolezza

1) la lentezza dei processi, trasporti e l’eccessiva burocrazia

2) i dazi e le tasse da pagare per l’ingresso in altri Stati extra europei

3) la scarsa conoscenza del mercato

4) l’improvvisazione e la poca pianificazione

5) inconprensioni e speculazioni “all’italiana”

Un’opinione interessante è quella di un noto giornalista di settore che ha scritto su un importante magazine internazionale quale Forbes: “Il successo risiede in un misto di originalità, cultura e peculiarità autoctone”. Il Food Made in Italy in generale è altamente sinergico con i nostri vini che denotano una forte propensione all’ideale abbinamento a tavola. Inoltre anche l’amplia gamma di offerta aiuta i più curiosi ad assaporare e gustare note di vini sempre più particolari e ricercate con un ottimo balance tra prezzo e qualità”.

Quest’anno vista l’annata eccezionale della vendemmia avremo molto prodotto vino da esportare ed imprese com Ego International sono al lavoro per capire quali nuovi scenari dovra affrontare il nostro viticoltore Italiano.

Video commenti recensioni opinioni

Qui di seguito i principali video della Ego international group, tutte le opinioni ed i commenti sulla Ego International sono registrati senza manipolazioni o tagli, ed i personaggi e fatti corrispondono a storie di successo di clienti con Ego International realmente vissute. per i clienti che vogliono registrare la loro storia di successo e promuoversi attraverso uno dei nostri video vi chiediamo di contattare direttamente i responsabili marketing di Milano.

Nella sezione Ego International commenti potrete spedire le vostre opinioni o esperienze personali, ed aiutarci a capire ed ottimizzare il rapporto con  i nostri clienti e migliorare i nostri servizi per l’export, un nostro esperto adetto alla valutazione dei commenti dei clienti sara lieto di rispondervi a stretto giro di posta.

Ego International Commenti

ego international commentiGrazie alla continua ricerca degli operatori commerciali e professionisti dell’export della Ego International, raggliomo dalle diverse interviste ai clienti elaborate in una seconda fase, una serie di commenti sul futuro alimentare dell’esportazione, molti commenti raccolti a caldo sul territorio evidenziano un falso mito del cibo 100% Made in Italy .
Il Bel Paese non è autosufficiente e s’importano ingenti quantità di cereali, frutta, verdura, latte e carni di manzo!.
L’Italia nel settore alimentare non è autonoma e deve importare larghe quantità di materie prime dall’estero.
Una situazione ben conosciuta dagli addetti ai lavori, ma meno nota al pubblico dei consumatori, che credono di comprare cibo “Made in Italy”, invece acquistano merce falsa e proveniente da altri paesi europei o extra-europei. Questa mancanza di conoscenza si traduce nella necessità di importare ingredienti da trasformare in prodotti diciamo finiti destinati sia al consumo interno sia all’export. Una recensione firmata da numerose multinazionali nel campo del FMCG (pubblicato sulle maggiori riviste rivolte ai consumatori) sta cercando di fare chiarezza e con i consueti rapporti ed opinioni della Ego International Commenti vogliamo metterli in evidenza per estrarre quali sono i concetti vincenti da implementare nella propria filosofia export .

Le statistiche e le recensioni sfatano il mito del prodotto preparato con materie prime al 100% italiane. Il nostro Paese non riesce a produrre tutte le risorse di cui ha bisogno sia a causa di politiche restrittive dell’Unione Europea, sia per la riduzione sempre crescente dei terreni destinati all’agricoltura. Secondo dati pubblicati dall’Istat, dagli anni Novanta al 2014 gli ettari di campi coltivabili sono scesi da 20 a 10 milioni, mentre la popolazione è cresciuta del 20%. L’importazione è dunque indispensabile per produrre molti altri alimenti tipicamente italiani.

Per esempio il grano duro italiano copre addirittura il 70% del fabbisogno giornaliero: occorre importare frumento da Paesi come Canada, Stati Uniti, Sudamerica e Ucraina. Non cambia la situazione per altre categorie merceologiche: le carni bovine italiane rappresentano il 50% dei consumi e per il latte si va fino al 40%, anche per lo zucchero e il pesce dobbiamo rivolgerci ad altri mercati poiché riusciamo a coprire solo il 20%. La stessa cosa vale anche per l’export dell’olio d’oliva.
E ancora la produzione nazionale di uova, pollame e vino è in grado di soddisfare il fabbisogno interno, ma per legumi, frutta e verdura dobbiamo far riferimento sempre più a Spagna, Francia e paesi asiatici.
Ecco che allora scatta la truffa: numerosi prodotti finiti e materie prime spacciati per merce 100% italiana, addirittura DOP o IGP. Scovata anche molta merce venduta come biologica e/o proveniente direttamente da aziende autoctone e contadine. Solo un esempio: la bresaola IGP è prodotta in Valtellina con materie prime provenienti dall’estero, a causa dell’insufficiente quantità di animali allevati in Italia!
Alla luce di questi dati la ricerca insistente dell’alimento fatto solo con materie prime italiane ha poco senso e sconfina in un vero e proprio inganno, raggiro. Per questo motivo alcune delle più importanti multinazionali in campo alimentare hanno deciso di fare conoscere ai clienti l’origine degli ingredienti dei suoi prodotti attraverso il web. Il sistema è molto semplice: basta collegarsi al sito dell’esercizio e digitare il nome del prodotto o utilizzare il codice a barre di ciò che abbiamo acquistato. Se proviamo a scrivere la parola “pasta di grano duro” troveremo decine di voci, da quella fatta solo con farina e acqua a quella all’uovo e così via. Alcune sono fatte con materie prime italiane, altre invece sono false, ambigue, poiché importate da paesi come Australia, Ucraina, Francia e Canada.