Export Italia, bilancio di metà anno

L’estate si sta accingendo alla sua ultima parte, ma solo da qualche giorno sono stati resi noti i dati Istat relativi alla prima metà del 2015 in relazione al commercio estero del Sistema Italia. Dati che sono ora visibili con maggiore ottimismo grazie allo scatto compiuto nel corso del mese di giugno 2015, quando la crescita del valore dell’export rispetto allo stesso mese dello scorso anno ha toccato quota 9,4%, determinato sia dalle vendite verso l’area UE (+ 10,1%) sia dalle vendite verso l’area Extra UE (+ 8,7%). Positivo anche il dato tendenziale dell’import (+ 12,2%) a sua volta determinato sia dalla crescita degli acquisti dall’area UE (+ 14,3%), sia dall’area Extra UE (+ 9,4%).
commenti exportPer quanto attiene ancora l’export, a sostenere il commercio estero delle imprese italiane sono in particolare il Belgio (+ 37,6%), la Turchia (+ 27%) e gli Stati Uniti (+ 21,5%), mentre una forte flessione – per quanto ampiamente prevedibile – è stata registrata nei confronti della Russia (- 25,3%).

I dati Istat sul commercio estero indicano inoltre che il surplus commerciale del nostro Paese è stato imponente, con volume di 2,8 miliardi di euro a giugno, contro 3,3 miliardi di euro di giugno 2014. Al netto dell’energia, la bilancia risulta altresì essere positiva per 5,5 miliardi di eruo. Nel primo semestre l’attivo è stato pari a 18,5 miliardi di euro, con una crescita dell’export pari al 5%.

Sul fronte dei dati congiunturali, confrontando giugno con maggio 2015 il valore delle esportazioni è in lieve flessione (- 0,6%) contro crescita del 4,3% da parte dell’import. La leggerissima diminuzione dei dati congiunturali è da ricercarsi principalmente nelle vendite verso i mercati Extra UE (- 1,9%), mentre crescono ancora le vendite verso i mercati UE (+ 0,5%). Nella classifica dei beni che salgono o scendono nella bilancia commerciale, la riduzione dell’export è esteso a tutti i principali raggruppamenti di beni con la sola eccezione dei prodotti intermedi (+ 0,3%) e dei prodotti energetici (+ 3,2%).In ambito trimestrale, nel secondo trimestre 2015 la dinamica positiva congiunturale dell’export (+ 2,1%) è determinata sia dall’area UE (+ 3,5%) sia in misura più contenuta da quella Extra UE (+ 0,4%). L’espansione maggiore riguarda i prodotti di natura energetica (+ 38,8%) e quelli dei beni di consumo (+ 4%).

A metà anno, è inoltre ben noto come la punta di diamante dell’export è rappresentato ancora dall’agroalimentare, con il primo semestre 2015 che può chiudersi con un export di quasi 18 miliardi di euro di esportazioni del comparto. Un risultato che non ha precedenti, e che è di quasi 8 punti percentuali in aumento ripsetto al 2014. In maniera ancora più specifica – commentava il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, a giugno il mercato Usa ha fatto registrare un incremento del 29% per il nostro alimentare, con vendite che nei sei mesi superano 1,7 miliardi di euro, in linea con l’obiettivo di esportare 36 miliardi di euro entro fine anno.

Ego International Commenti

ego international commentiGrazie alla continua ricerca degli operatori commerciali e professionisti dell’export della Ego International, raggliomo dalle diverse interviste ai clienti elaborate in una seconda fase, una serie di commenti sul futuro alimentare dell’esportazione, molti commenti raccolti a caldo sul territorio evidenziano un falso mito del cibo 100% Made in Italy .
Il Bel Paese non è autosufficiente e s’importano ingenti quantità di cereali, frutta, verdura, latte e carni di manzo!.
L’Italia nel settore alimentare non è autonoma e deve importare larghe quantità di materie prime dall’estero.
Una situazione ben conosciuta dagli addetti ai lavori, ma meno nota al pubblico dei consumatori, che credono di comprare cibo “Made in Italy”, invece acquistano merce falsa e proveniente da altri paesi europei o extra-europei. Questa mancanza di conoscenza si traduce nella necessità di importare ingredienti da trasformare in prodotti diciamo finiti destinati sia al consumo interno sia all’export. Una recensione firmata da numerose multinazionali nel campo del FMCG (pubblicato sulle maggiori riviste rivolte ai consumatori) sta cercando di fare chiarezza e con i consueti rapporti ed opinioni della Ego International Commenti vogliamo metterli in evidenza per estrarre quali sono i concetti vincenti da implementare nella propria filosofia export .

Le statistiche e le recensioni sfatano il mito del prodotto preparato con materie prime al 100% italiane. Il nostro Paese non riesce a produrre tutte le risorse di cui ha bisogno sia a causa di politiche restrittive dell’Unione Europea, sia per la riduzione sempre crescente dei terreni destinati all’agricoltura. Secondo dati pubblicati dall’Istat, dagli anni Novanta al 2014 gli ettari di campi coltivabili sono scesi da 20 a 10 milioni, mentre la popolazione è cresciuta del 20%. L’importazione è dunque indispensabile per produrre molti altri alimenti tipicamente italiani.

Per esempio il grano duro italiano copre addirittura il 70% del fabbisogno giornaliero: occorre importare frumento da Paesi come Canada, Stati Uniti, Sudamerica e Ucraina. Non cambia la situazione per altre categorie merceologiche: le carni bovine italiane rappresentano il 50% dei consumi e per il latte si va fino al 40%, anche per lo zucchero e il pesce dobbiamo rivolgerci ad altri mercati poiché riusciamo a coprire solo il 20%. La stessa cosa vale anche per l’export dell’olio d’oliva.
E ancora la produzione nazionale di uova, pollame e vino è in grado di soddisfare il fabbisogno interno, ma per legumi, frutta e verdura dobbiamo far riferimento sempre più a Spagna, Francia e paesi asiatici.
Ecco che allora scatta la truffa: numerosi prodotti finiti e materie prime spacciati per merce 100% italiana, addirittura DOP o IGP. Scovata anche molta merce venduta come biologica e/o proveniente direttamente da aziende autoctone e contadine. Solo un esempio: la bresaola IGP è prodotta in Valtellina con materie prime provenienti dall’estero, a causa dell’insufficiente quantità di animali allevati in Italia!
Alla luce di questi dati la ricerca insistente dell’alimento fatto solo con materie prime italiane ha poco senso e sconfina in un vero e proprio inganno, raggiro. Per questo motivo alcune delle più importanti multinazionali in campo alimentare hanno deciso di fare conoscere ai clienti l’origine degli ingredienti dei suoi prodotti attraverso il web. Il sistema è molto semplice: basta collegarsi al sito dell’esercizio e digitare il nome del prodotto o utilizzare il codice a barre di ciò che abbiamo acquistato. Se proviamo a scrivere la parola “pasta di grano duro” troveremo decine di voci, da quella fatta solo con farina e acqua a quella all’uovo e così via. Alcune sono fatte con materie prime italiane, altre invece sono false, ambigue, poiché importate da paesi come Australia, Ucraina, Francia e Canada.