Giudizi export dalla Cina: l’ olio di oliva italiano conquista il mercati

La recente affermazione di Roberto Moncalvo, Presidente della Coldiretti conferma che le esportazioni dell’olio extravergine sarebbero quadruplicate rispetto al 2014. Valutazioni statistiche dicono, infatti, che il commercio dell’olio all’estero dovrebbe arrivare a toccare i cinquanta milioni di chili di olio italiano quest’anno. Secondo l’opinione di Paola Fioravanti, Presidente dell’Unione Mediterranea Assaggiatori Olio, però la storia di questo successo rischia di diventare un’opportunità mancata: “Sicuramente in Cina abbiamo riscontrato un grande interesse per l’olio di oliva extra vergine grazie anche alla progressiva conoscenza di altri prodotti italiani che per la popolazione cinese sono sinonimi di sana nutrizione. Non abbiamo però fatto ancora un avanzamento rilevante per quanto riguarda l’olio extra vergine. Quello che adesso arriva in Cina è un prodotto di media qualità.

Bisogna anche tenere presente che è fondamentale, per penetrare davvero con successo in questo mercato e mettere radici profonde, diffondere la cultura dell’olio e la provenienza delle olive. Sono ancora tanti i cinesi, infatti, che credono che l’olio di oliva sia anzitutto un preparato medico. Per questo motivo in Cina non esiste alcuna normativa sull’olio proprio perché si tratta di un prodotto che pochi conoscono e apprezzano come alimento”.

Uno dei fattori che impedirebbe il reale sviluppo e l’espansione dei nostri prodotti in questi Paesi sarebbe dunque la mancanza di strutture volte alla promozione e all’internazionalizzazione. Tenere dei corsi di formazione sull’olio per farlo conoscerlo veramente, per apprezzarne la natura, la qualità e il piacere di gustarlo senza tralasciare l’analisi sensoriale, del gusto e dell’olfatto, secondo le affermazioni del Presidente, sarebbero le prime azioni da compiere nella terra della salsa di soia.
Il commento che la Presidente degli Assaggiatori fa al governo in carica è quindi quello di elaborare delle politiche in grado di promuovere davvero il nostro olio e l’agroalimentare in generale.

Come afferma l’azienda d’internazionalizzazione di impresa EGO International Group, leader nell’export di prodotti alimentari Made in Italy: “La Cina già da diverso tempo apprezza e conosce molto bene il vino italiano e quello francese al punto che il governo cinese ha raddoppiato le tasse sul vino proprio perché ha visto che si vende. La Francia poi, consapevole della portata dell’evento, ha creato in Cina delle scuole fisse di assaggio per il vino. Per non parlare della Spagna che negli ultimi cinque anni ha spodestato nel mercato dell’olio d’oliva e dei salumi. Gli Spagnoli sono molto più organizzati di noi Italiani per quanto riguarda l’export. Ma l’olio spagnolo e quello italiano non sono sullo stesso piano per gusto, qualità e caratteristiche organolettiche. Si tratta di due coltivazioni molto diverse dell’olivo. Secondo molte recensioni a riguardo la raccolta e la lavorazione spagnola sono di tipo “industriale” e questo lo rende più economico, ma meno appetibile.”

Uno dei commenti  di Roberto Moncalvo, sarebbe la scommessa è di far comprendere la qualità del nostro olio ai cinesi. Circa un anno fa l’autorità cinese per la qualità ha chiesto all’ambasciata italiana a Pechino di fornire maggiori informazioni sulle società italiane che sono sospettate di vendere in Cina olio etichettato come olio d’oliva italiano, ma che in realtà è realizzato con oli provenienti da altri Paesi. Ma allora com’è possibile difendersi dai casi di slealtà commerciale?Quello che è accaduto tempo fa è la dimostrazione del fatto che la legge salva olio non ha funzionato. Bisogna vigilare con più rigore e attenzione perché questi casi danneggiano l’immagine di tutti produttori italiani virtuosi e seri che devono rivendicare la difesa di un marchio spesso usato a sproposito anche da qualche azienda italiana. L’Italia dovrebbe cercare un accordo con il governo cinese per far sì che il nostro olio extravergine di qualità non rimanga dei mesi fermo in dogana perché non lo conoscono.”

Chiara è il commento dei fondatori di EGO International a riguardo: “L’unico sistema per uscire da questo circolo vizioso allora è quello di fare una politica di sostegno alla qualità, distribuendo gli aiuti anche tra i piccoli produttori, facendo leva su informazione e formazione ad hoc”.