Le ultime notizie riguardanti l’import/export Italiano con la Russia

Commenti internazionalizzazioneDa una stima di statistiche, giudizi, opinioni e studi confermati dal MISE, si afferma che il valore assoluto delle esportazioni italiane in Russia è evoluto nel 2014 con un incremento del 30% rispetto al 2013. Una crescita considerevole, afferma la nota società riminese esperta nell’import/export di prodotti Made in Italy in tutta Europa, e tanto più positiva in quanto il Pil russo non è ancora tornato ai tassi di crescita precedenti la crisi. Gli esperti del settore giudicano la crescita russa dimezzata rispetto al 10% del 2012, diminuendo ancora nel 2013 fino al 5%. Nel triennio 2010-2013 si è verificato un indebolimento del commercio italiano, sebbene l’exploit del 2010. Le esportazioni italiane nel 2012 sono diminuite del 38% rispetto al 2011 e il loro incremento del 25% l’anno scorso non è bastato pertanto a riportarle al livello precedente alla crisi. Il dato va certamente ridimensionato, giacché tutto lo scambio mondiale della Russia è diminuito nel triennio del 15%. Ma resta che il decifit italiano è superiore a questa cifra.
Il che può verificarsi anche in un confronto con il commercio e le esportazioni tedesche. L’export tedesco era del 30% superiore nel 2010 a quello italiano; nel 2012 la sproporzione si è allargata al 40%. In altri termini l’Italia non ha recuperato il crollo nella misura necessaria a mantenere il livello precedente.  La composizione delle esportazioni italiane verso la Russia in un confronto 2012-2014 è del resto anch’essa mutata. La quota dei macchinari e degli apparecchi che copriva il 30% del totale nel 2012, già in calo di un punto rispetto all’anno precedente, crolla al 30% del totale nel 2014. Quella dei prodotti tessili sale invece dal 15 al 22%, con una stabilità di tutti gli altri settori. Se ne deduce che se le produzioni del tessile abbigliamento hanno tenuto, sono il venir meno delle importazioni di macchinari che più delle altre hanno pesato. La politica protezionista russa ossia le incentivazioni alla rottamazione dei vecchi veicoli per l’acquisto di macchine prodotte nella vecchia URSS ha per certo avuto il loro peso soprattutto verso la fine del 2013 e l’inizio di quest’anno.

Da considerare notevolmente è la crescita delle relazioni internazionali ed economiche con il gigante Cinese. E le esportazioni cinesi coprono sempre di più, in effetti, le fasce di prodotto più basse nei settori di esportazione, dove l’Italia si è indebolita. Da monitorare, infatti, sono le truffe e la merce falsa che proviene da questo paese: si parla sempre più su internet e i media dell’aumento esponenziale di raggiri e/o merce contraffatta/scaduta che viene venduta a prezzi bassissimi promettendo un alto livello di qualità paragonabile a quella dei prodotti europei.

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Export Italia, bilancio di metà anno

L’estate si sta accingendo alla sua ultima parte, ma solo da qualche giorno sono stati resi noti i dati Istat relativi alla prima metà del 2015 in relazione al commercio estero del Sistema Italia. Dati che sono ora visibili con maggiore ottimismo grazie allo scatto compiuto nel corso del mese di giugno 2015, quando la crescita del valore dell’export rispetto allo stesso mese dello scorso anno ha toccato quota 9,4%, determinato sia dalle vendite verso l’area UE (+ 10,1%) sia dalle vendite verso l’area Extra UE (+ 8,7%). Positivo anche il dato tendenziale dell’import (+ 12,2%) a sua volta determinato sia dalla crescita degli acquisti dall’area UE (+ 14,3%), sia dall’area Extra UE (+ 9,4%).
commenti exportPer quanto attiene ancora l’export, a sostenere il commercio estero delle imprese italiane sono in particolare il Belgio (+ 37,6%), la Turchia (+ 27%) e gli Stati Uniti (+ 21,5%), mentre una forte flessione – per quanto ampiamente prevedibile – è stata registrata nei confronti della Russia (- 25,3%).

I dati Istat sul commercio estero indicano inoltre che il surplus commerciale del nostro Paese è stato imponente, con volume di 2,8 miliardi di euro a giugno, contro 3,3 miliardi di euro di giugno 2014. Al netto dell’energia, la bilancia risulta altresì essere positiva per 5,5 miliardi di eruo. Nel primo semestre l’attivo è stato pari a 18,5 miliardi di euro, con una crescita dell’export pari al 5%.

Sul fronte dei dati congiunturali, confrontando giugno con maggio 2015 il valore delle esportazioni è in lieve flessione (- 0,6%) contro crescita del 4,3% da parte dell’import. La leggerissima diminuzione dei dati congiunturali è da ricercarsi principalmente nelle vendite verso i mercati Extra UE (- 1,9%), mentre crescono ancora le vendite verso i mercati UE (+ 0,5%). Nella classifica dei beni che salgono o scendono nella bilancia commerciale, la riduzione dell’export è esteso a tutti i principali raggruppamenti di beni con la sola eccezione dei prodotti intermedi (+ 0,3%) e dei prodotti energetici (+ 3,2%).In ambito trimestrale, nel secondo trimestre 2015 la dinamica positiva congiunturale dell’export (+ 2,1%) è determinata sia dall’area UE (+ 3,5%) sia in misura più contenuta da quella Extra UE (+ 0,4%). L’espansione maggiore riguarda i prodotti di natura energetica (+ 38,8%) e quelli dei beni di consumo (+ 4%).

A metà anno, è inoltre ben noto come la punta di diamante dell’export è rappresentato ancora dall’agroalimentare, con il primo semestre 2015 che può chiudersi con un export di quasi 18 miliardi di euro di esportazioni del comparto. Un risultato che non ha precedenti, e che è di quasi 8 punti percentuali in aumento ripsetto al 2014. In maniera ancora più specifica – commentava il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, a giugno il mercato Usa ha fatto registrare un incremento del 29% per il nostro alimentare, con vendite che nei sei mesi superano 1,7 miliardi di euro, in linea con l’obiettivo di esportare 36 miliardi di euro entro fine anno.

Percentuali e Commenti positivi dal versante balcanico dell’Adriatico per l’ Export Made in Italy

Percentuali e Commenti positivi dal versante balcanico dell’Adriatico per l’ Export Made in Italy

Secondo gli ultimi dati Sace relativi all’andamento di esportazioni italiane, il nostro Paese sta avendo un bilancio positivo sul versante oltre-Adriatico.
Algeria, Croazia Slovenia e Tunisia rimangono stabili in un range relativo alle quote di mercato export che oscilla tra il 10 e 15%, inseguendo la Germania, avanti di una sola percentuale in più.
In dettaglio: Tunisia (14,5% la quota dell’Italia sulle importazioni del Paese, 7,2% quella della Germania), Libia (9,4% noi, 6,8% loro), Marocco (5,3 contro 4,8), Libano (8,4 contro 5,9) e Algeria (10,3 contro 5,2).

In particolare, il caso dell’Algeria è interessante. Secondo un precedente report Sace, che individua i 39 mercati mondiali più promettenti per l’export delle nostre aziende, L’Algeria risulta essere uno dei Paesi a più alto potenziale. E vi sono altri Paesi in cui l’Italia ha un buon posizionamento in termini di export. Alessandro Terzulli, economista di Sace, ce lo racconta: «In Qatar, per esempio la quota di export delle aziende italiane è del 5,7%, quasi il doppio di quella delle imprese francesi, ed è anche molto vicina a quella dei tedeschi».

Particolarmente rilevanti, la percentuale di export in Albania del 29,8%, che batte nettamente la Germania (6,8%) e la Francia (1,9%). Ciò anche grazie a nuovo Codice Doganale emanato anche grazie all’assistenza dell’Unione Europea, che disciplina la legislazione albanese in materia doganale (legge n. 8449/1999). A seguito dell’entrata in vigore del Codice sono state poi emanate le nuove tariffe doganali (l. n. 8981/2002 modificata con l. n. 9160/2003) e le disposizioni di attuazione del codice.
Infine, i dati Sace segnalano aspetti in crescita anche per  l’Egitto: sebbene la Germania abbia una quota del 7,8%, le imprese italiane hanno raggiunto il 4,6% del mercato. Riportando i commenti di Terzulli  «al Cairo le potenzialità sono molte, visto che stanno partendo diversi progetti, soprattutto infrastrutturali». Un’opportunità in più per tentare il commercio con l’estero, affidandosi a una società di consulenza esperta e presente da anni principali mercati internazionali. La nostra società per l’internazionalizzazione è presente in UK, Russia, Germania, Abu Dhabi e anche a Il Cairo, per offrire opportunità di export del Made in Italy.